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Totem (a forma di croce) e tabù [prima parte]

Posted by sterte su 10 giugno 2007

Dopo le già esposte seghe mentali sono andato a votare per il ballottaggio per l’elezione del sindaco. Non è propriamente di questo però che voglio parlare. Mi atterrò strettamente ai fatti, evitando ogni commento, i fatti che vado a esporre del resto si commentano da soli.

Sto per uscire di casa per andare a votare nelle mie ex scuole elementari quando esprimo la mia intenzione di chiedere al presidente del seggio di rimuovere eventuali crocifissi dalla stanza per la durata della consultazione elettorale, fermamente convinto che tale richiesta non sia un atto di terrorismo ma di rivendicazione di una laicità sempre più dimenticata e di non essere il solo ad avanzarla.

Le reazioni che suscito variano dal <<ma sei scemo?!?!?>> al <<di queste cose vanne a parlare con quelli come te>>, al <<guarda che sei libero, se vuoi abortire puoi abortire>> (senza tirare in ballo altri attributi, la mia barba dovrebbe togliere ogni dubbio sulla mia possibilità biologica di affrontare una gestazione), per concludersi con un preoccupante <<oggi al pranzo di compleanno di tua nonna non provare a tirare fuori questi argomenti, che vogliamo stare tranquilli!>>.

Ho già deciso che eviterò l’argomento, ma tale decisione è precedente ai tentativi di censura e deriva dal buonsenso visto il luogo e l’occasione poco adatti. Allo stesso modo deriva dal buonsenso il non provare a censurare nessuno degli argomenti che salteranno fuori a tavola, ma al massimo decidere di volta in volta se partecipare alla discussione esponendo il mio punto di vista o semplicemente tacere.

Le passate (fortunatamente) numerose occasioni di ritrovarmi con tutta la mia famiglia mi permettono di pronosticare con una certa sicurezza quello che sarà l’andamento del pranzo. Continuerò comunque a basarmi esclusivamente sui fatti, riportandoli al mio ritorno.

Buon appetito!

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5 Risposte to “Totem (a forma di croce) e tabù [prima parte]”

  1. Cinzia said

    Dimmi che non hai chiesto di togliere il crocifisso…. perché se tu lo avessi fatto dovresti chiedere di togliere il velo ad ogni donna velata (in quanto la legge italiana proibisce di “nascondersi” il viso) e dovresti impedire le celebrazioni del sabato ebreo, o della preghiera islamica delle 5 (se interferiscono con lo svolgimento della vita pubblica e laica)…

    Non è il crocifisso in una scuola a fare la differenza ma sono le parole e i dettami di quel tizio con la papalina bianca in testa e della sua cricca di ben pensanti…

  2. sterte said

    Il discorso sarebbe lungo, e probabilmente doloroso. Non chiedo di bombardare le chiese, ma di circoscrivere l’attività religiosa ai luoghi preposti, e i luoghi pubblici di certo non lo sono. Non chiedo a tutte le donne musulmane di togliersi il velo come non chiedo ai cristiani di togliersi il crocifisso dal collo, esporre un simbolo religioso a proprio nome è ben diverso dall’imporre di esporlo ad un’intera comunità, che magari a quel simbolo non crede, o come nel caso dei bambini delle elementari non sa nemmeno cosa sia. Infine non vedo quale sia il problema nel celebrare funzioni religiose. Se poi la celebrazione, di qualunque fede essa sia, viene fatta dentro casa mia senza chiedermi il permesso, e ogni luogo pubblico è un appendice tanto di casa mia quanto di casa tua, allora le cose non mi vanno più bene.
    Sono daccordissimo che non è delle croci ma di ratzi e co. che ci dobbiamo preoccupare, ma da qualche parte bisogna pure iniziare. Provare a saltare addosso al papa per poi essere chiusi in manicomio così su due piedi (come è recentemente successo) non mi sembra la cosa migliore.

    P.S. non ho richiesto la rimozione del crocifisso perchè purtroppo persone a me vicine, e che reputo intelligenti, mi avrebbero visto come un terrorista, e anche perchè il crocifisso alla fine non c’era 🙂
    Avrei potuto richiedere, a maggior ragione, la rimozione del faccione di padre pio che era sulla porta ma ho deciso di lasciar perdere e tornare a casa sconfitto.

  3. game said

    Non credo che togliere il crocifisso da una scuola possa essere paragonato a togliere il velo ad ogni donna velata. C’è differenza tra un luogo pubblico e un luogo privato, tra una proprietà dello stato (o di un cittadino) e una proprietà di una confessione religiosa, tra una stanza e un corpo umano, tra un luogo e una manifestazione (tipo una celebrazione).

    Inoltre un velo non copre il viso. Un burqa sì. Ecco cosa ne pensa il cattolicissimo rutelli del burqa: http://www.uaar.it/news/2006/11/07/rutelli-siamo-pronti-fare-una-legge-sul-velo/

  4. Cinzia said

    Forse mi sono spiegata male…

    Non sto chiedendo che le donne islamiche o le vedove o in genere le vecchiette all’entrata della chiesa si tolgano il velo…

    Io chiedo che se mi si chiede di togliere un crocifisso da una scuola perché si tratta di un simbolo religioso in un luogo laico, io rispondo che non voglio vedere volti coperti (non credo siano tutti burqa quelli che si vedono) per strada o in luoghi pubblici o da parte di persone che rivestono ruoli laici… in quanto queste persone stanno violando la legge…

    Ribadisco non è il crocifisso in una scuola (che nessuno si sogna di adorare) il problema delle ingerenze religiose…

  5. sterte said

    Il problema è che a mio modo di vedere il fatto stesso che ci siano certe reazioni, ampiamente diffuse e condivise, ad una richiesta che a me sembra legittima e motivata come la neutralità di luoghi pubblici, è una triste dimostrazione del fatto che qui più che parlare di “ingerenze”, in realtà sembra che ci abbiano già pap(p)ato e ci stiano già “digerendo”!

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