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Un blog più uguale degli altri

Profezie Foscole

Posted by sterte su 26 novembre 2007

Non so se sono stato stupido in gioventù quando ho rifiutato la lettura forzata, o se lo sono stato in vecchiaia quando qualche giorno fa ho comprato di mia spontanea volontà Le ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo.

La lettura (in corso) conferma una volta di più la mia convinzione che il modo migliore per distruggere un libro è inserirlo nei programmi ministeriali delle scuole superiori. Per fortuna prima o poi l’odio indotto cade in prescrizione e si riescono a ripescare delle vittime innocenti.

Leggendo il frammento riportato qua sotto (vecchio 210 anni!) mi sono passati i brividi… la domanda è sempre la stessa è lui (e tanti altri) ad essere eterno ed immortale, o è la realtà ad essere eternamente moribonda?

Questa università (come saranno, pur troppo, tutte le università della terra!) è per lo più composta di
professori orgogliosi e nemici fra loro, e di scolari dissipatissimi. Sai tu perché fra la turba de’ dotti gli
uomini sommi son così rari? Quello istinto ispirato dall’alto che costituisce il GENIO non vive se non se
nella indipendenza e nella solitudine, quando i tempi vietandogli d’operare, non gli lasciano che lo scrivere.
Nella società si legge molto, non si medita, e si copia; parlando sempre, si svapora quella bile generosa che
fa sentire, pensare, e scrivere fortemente: per balbettar molte lingue, si balbetta anche la propria, ridicoli a
un tempo agli stranieri e a noi stessi: dipendenti dagl’interessi, dai pregiudizj, e dai vizj degli uomini fra’
quali si vive, e guidati da una catena di doveri e di bisogni, si commette alla moltitudine la nostra gloria, e la
nostra felicità: si palpa la ricchezza e la possanza, e si paventa perfino di essere grandi perché la fama aizza i
persecutori, e l’altezza di animo fa sospettare i governi; e i principi vogliono gli uomini tali da non riescire
né eroi, né incliti scellerati mai. E però chi in tempi schiavi è pagato per istruire, rado o non mai si sacrifica
al vero e al suo sacrosanto istituto; quindi quell’apparato delle lezioni cattedratiche le quali ti fanno difficile
la ragione e sospetta la verità. – Se non ch’io d’altronde sospetto che gli uomini tutti sieno altrettanti ciechi
che viaggiano al bujo, alcuni de’ quali si schiudano le palpebre a fatica immaginando di distinguere le
tenebre fra le quali denno pur camminar brancolando. Ma questo sia per non detto: e’ ci sono certe opinioni
che andrebbero disputate con que’ pochi soltanto che guardano le scienze col sogghigno con che Omero
guardava le gagliardie delle rane e de’ topi.

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